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Il ritorno di mamma

Molte donne fanno una pausa familiare durante l’educazione dei figli e cercano di tornare alla vita lavorativa mesi o anni dopo. Tuttavia, poiché il lavoro cambia rapidamente, una buona preparazione è importante.

La maggior parte delle coppie che vogliono unire famiglia e lavoro si trovano in una zona di conflitto tra lavoro e famiglia. Sebbene sia enfatizzato in politica e in economia quanto siano importanti le famiglie con i bambini per la nostra società, nella vita di tutti i giorni i neo genitori fanno spesso esperienze diverse. I datori di lavoro si dimostrano inflessibili e lavori part-time adatti sono ancora rari. Preoccupate per il benessere del loro bambino, molte mamme si astengono perciò dal lavorare, almeno inizialmente. Ma con la crescente indipendenza della loro prole, la maggior parte delle donne pianifica il ritorno al lavoro. Chi vuole lavorare nuovamente, deve pianificare il ritorno passo dopo passo.

Fase 1: formulare degli obiettivi

Nel caso di un rientro si tratta di rispondere alle seguenti domande: cosa posso fare? Cosa voglio? Cosa mi manca? Inoltre: come posso risolvere l’assistenza all’infanzia? Definisci pertanto la tua linea personale. Dove sono i tuoi punti di forza? Soprattutto nel lavoro familiare vengono acquisite competenze, che sono anche richieste nel mercato del lavoro e possono essere rilevanti per il salario.

Fase 2: chi si occupa dei bambini?

Se vuoi conciliare famiglia e lavoro, hai bisogno di cure adeguate per i bambini. Pensa se il tuo partner, i tuoi nonni, altri parenti o anche dei vicini amichevoli possono essere idonei. Naturalmente in Svizzera vengono offerti vari modelli di assistenza per l’infanzia complementare. Tuttavia, in molti luoghi la domanda supera l’offerta. Pertanto, è utile informarsi tempestivamente. Maggiori informazioni su www.kinderkrippen-online.ch o www.tagesfamilien.ch

Fase 3: creare contatti

Ritornare al lavoro è solitamente più facile dopo alcuni mesi di congedo di maternità piuttosto che dopo una pausa di anni. L’ideale sarebbe se il contatto con il mondo del lavoro non venisse mai interrotto completamente, in modo da non perdere le conoscenze. Si raccomanda quindi di mantenere un part-time, non importa quanto sia piccolo. È altresì importante non demolire completamente il contatto con i colleghi ma continuare a mantenere stretti rapporti di lavoro. In molti posti vengono anche offerti corsi di diversa forma e durata per le donne che ritornano al lavoro.

Fase 4: sapere come candidarsi

Una buona candidatura e una preparazione mirata per il colloquio di lavoro creano punti di vantaggio. Informati in anticipo sul tuo futuro datore di lavoro. Verrà inoltre sicuramente posta la domanda sulle aspettative salariali. È bene, se sai quanto vali. In caso di incertezza, le associazioni di categoria sono felici di fornire informazioni sugli stipendi standard del settore.

Un'alimentazione sana fin dall'inizio

I bambini crescono in modo ottimale solo con la giusta alimentazione, ragione sufficiente per riflettere sul cibo subito dopo la nascita: allattare o dargli il biberon? Pappina già pronta o fatta in casa? Queste sono solo due delle tante domande, che ora ti stanno sorgendo.

Nei primi mesi di vita nutrirai il tuo bambino esclusivamente con il latte o sotto forma di latte materno o con quello per lattanti. È chiaro che l’allattamento al seno è l’alimentazione ideale per il bambino perché il latte materno è adatto ai suoi bisogni. Ma anche se non puoi o non vuoi allattare per ragioni personali o mediche, non devi sentirti in colpa. I moderni alimenti a base di latte forniscono allo stesso modo tutto ciò di cui tuo figlio ha bisogno per uno sviluppo sano. Non appena il bambino chiede cibo solido all’età di circa 6-12 mesi, deve essere presa un’altra decisione: pappina già pronta o fatta in casa? Ancora una volta, non c’è una raccomandazione generale. È importante, tuttavia, che fai attenzione nei menù in vetro a una buona qualità e, se possibile, bio. I prodotti di tutti gli alimenti per l’infanzia sono severamente controllati. Inoltre, sono veloci e facili da scaldare, il che li rende un pasto ideale quando si è in giro. Per gli alimenti preparati in casa gioca a favore il fatto che sia possibile utilizzare l’offerta di frutta e verdura stagionale. Inoltre, puoi rispondere alle preferenze del tuo bambino e utilizzare per la creazione del menù varietà di frutta, verdura, carne, pesce e grano freschi esclusivamente da agricoltura biologica.

Non appena il tuo bambino mangia a tavola con la famiglia, valgono le stesse raccomandazioni come per i bambini più grandi e gli adulti, vale a dire mangiare il più vario possibile. Cambiamenti e varietà nella scelta e preparazione del cibo contribuiscono a un buon apporto di sostanze nutritive. E mentre gli adulti sono responsabili della scelta e della preparazione del cibo, i bambini possono scegliere quanto mangiarne. Perché i piccoli hanno già un buon senso della fame e della sazietà di cui i genitori possono fidarsi. Inoltre: non ci sono cibi sani o non sani è tutta una questione di quantità e frequenza! È anche importante prendere tempo per mangiare i pasti in famiglia e farlo insieme il più spesso possibile. Non solo il cibo ha un sapore migliore, ma puoi anche parlare a tavola, il che promuove gioia e divertimento, nonché un’atmosfera rilassata e un buon clima a tavola. I bambini non sono sempre aperti al nuovo cibo, ma provare è meglio che studiare! . Siate un modello da seguire anche in questo senso! Critiche e pressioni rovinano l’appetito. Lascia che scopra il cibo con tutti i tuoi sensi. Poiché ciò che vediamo, odoriamo, gustiamo, tocchiamo o sentiamo, può innescare sia un senso di piacere che di avversione. Si raccomanda inoltre di mangiare regolarmente, poiché i pasti distribuiti durante il giorno aiutano a migliorare le prestazioni e la concentrazione, non appena i bambini frequentano l’asilo o la scuola. Quindi è necessaria anche una colazione equilibrata e/o uno spuntino energetico come merenda. Offri all’intera famiglia in tutti i pasti principali e le merende una grande varietà di frutta e verdura di stagione e, eventualmente, prodotta localmente, che contenga tutte le sostanze utili. La bevanda principale è l’acqua, la bibita dissetante numero uno. Può essere tranquillamente anche l’acqua del rubinetto, perché in Svizzera è pulita, economica, disponibile ovunque oltre ad essere senza calorie, senza zuccheri e libera da acidi dannosi per i denti. Si consigliano da quattro a cinque bicchieri al giorno.

Link consigliati:

il disco alimentare svizzero (redatto dalla Società Svizzera di Nutrizione SSN, dalla Promozione Salute Svizzera oltre che dall’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria UFV) riassume le notizie più importanti per un’alimentazione e un’attività fisica sana nei bambini. Ricette e download riguardanti la nutrizione su www.sge-ssn.ch.

Comunicare attentamente gli uni con gli altri

Il modo in cui comunichi con tuo figlio non solo ha effetti sulla tua relazione con lui, ma influisce anche in modo significativo sull’immagine di sé e sulla coscienza di sé. Stai attento – allora lo sarà anche tuo figlio!

Forse l’hai già sperimentato tu stesso: quando sei stressato e stanco, reagisci più velocemente in modo irascibile verso il tuo bambino rispetto a quando sei in forma e riposato. Allora puoi essere molto più rilassato ed empatico nei confronti di tuo figlio, in modo che lui si senta amato e accettato. Un tipico esempio è il seguente: il papà torna la sera a casa dal lavoro e il bimbo salta con gioia verso di lui per raccontargli le esperienze del giorno. Ma il papà lo bacia in modo fugace sulla guancia e si ritira con il giornale in un’altra stanza. Il bambino è perciò frustrato e fa chiasso alla porta. Ora il padre si arrabbia e vuole che lui smetta subito. Ma ora il bambino piange, una cosa che infastidisce ancora di più il padre, così che non può più dargli attenzione positiva, perché ai suoi occhi il bambino si sta comportando male. La serata trascorre di conseguenza in maniera gelida. Che peccato! Torniamo indietro: tutto è iniziato con la noncuranza del padre nei confronti di suo figlio. Il padre, spinto dal bisogno di concedersi un po’ di riposo, ha ignorato il bambino. Quest’ultimo risponde ad esso con il pianto e il battendo i piedi e alla fine i due non si capiscono più. Se tali equivoci si verificano spesso, possono sorgere profonde fratture nella relazione. Il bambino non si sente compreso e dato che forse viene visto dal padre in maniera crescente come un bambino difficile, conferma questo punto di vista sempre più attraverso il suo comportamento.

Certo, non è sempre possibile evitare tali disattenzioni, non è nemmeno questo l’obiettivo. I bambini non hanno bisogno di genitori perfetti che non siano mai disattenti e non commettano errori. Ma come genitore si può prendere coscienza di tali e simili situazioni nella vita di tutti i giorni e reagire ad essi in maniera più attenta. Prestando attenzione anche a noi stessi in modo amorevole oltre che interessato e imparando a percepire i nostri stati d’animo, i nostri pensieri e sentimenti, da un lato, impariamo a conoscerci meglio e dall’altro possiamo metterci meglio nei panni dei nostri figli. Perché il nostro umore plasma la nostra visione delle cose e quindi anche le nostre azioni e la nostra comunicazione.

Se provassimo a vedere più spesso il mondo con gli occhi dei nostri figli e riuscissimo a entrare in empatia con il loro pensiero in modo da reagire di conseguenza, si sentirebbero allora rispettati. Questo a sua volta dà loro una sicurezza interiore che gli consente di trovare la loro strada in situazioni difficili future. Gli studi sul cervello lo dimostrano: la pratica formale dell’attenzione cambia il nostro modo di ragionare! Nel suo libro “Mindfulness e cervello” l’autore Daniel Siegel descrive come e perché la pratica della consapevolezza possa contribuire al nostro benessere e a quello dei nostri figli. I bambini possono sentirsi “percepiti” e “accettati” da noi genitori solo quando noi siamo veramente lì, con il corpo, il cuore e tutti i sensi.

Libro consigliato:

per integrare e praticare le attenzioni nella vita di tutti i giorni con i bambini, ci sono numerose letture come l’audiolibro “Achtsame Eltern – glückliche Kinder” di Lienhard Valentin con diversi suggerimenti ed esercizi guidati per l’attenzione, pubblicato dalla casa editrice Arbor, EAN 9783936855289, CHF 26.90.

Oppure: “Glückliche Kinder”, educazione con amore e attenzioni della collana mitGefühl di Ronald P. Schweppe. Il fascicolo contiene un corso di 5 settimane con test di avviamento e molti esercizi su come avvicinarsi a te stesso e ai tuoi figli con attenzione e senza giudizi. Il libro è stato pubblicato dalla casa editrice Systemed, ISBN 978-3-95814-000-4, CHF 4.90.

Tata, scuola materna o asilo nido?

La questione dell’assistenza ottimale all’infanzia riguarda tutti i genitori che lavorano. Ma quale di queste opzioni è la migliore? Cosa viene offerto? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi delle diverse forme di assistenza?

Chi vorrebbe avere per il proprio bambino un’ assistenza esterna ha l’imbarazzo della scelta. Un confronto tra le diverse forme di assistenza può essere utile. Ecco una scaletta:

Tata

Offerta/personale: Ci sono sia tate che lavorano privatamente sia quelle organizzate tramite un’associazione. Questo offre il vantaggio che le tate mediate da un’associazione o le famiglie giornaliere offrono contratti di cooperazione. Se stai cercando una tata privata, il rapporto di assistenza, il salario, le ferie, ecc. sono regolati idealmente per contratto.
Ambiente sociale: L’assistenza si svolge come nella propria famiglia. La tata può avere lei stessa dei figli o assistere ulteriori bambini di altre persone. Ciò potrebbe significare che lei ha meno tempo per il singolo bambino.
Cosa viene promosso: individualmente molto diverso.
Orario di assistenza: previo accordo, di solito è anche possibile se il bambino è malato.
Costi: i posti di assistenza all’infanzia, che si svolgono attraverso un’associazione, sono spesso sovvenzionati e dipendono dal reddito familiare.

Asilo nido/doposcuola

Offerta/personale: Gli asili nido fanno parte dei servizi di assistenza familiare supplementare. Assistono bambini da circa 3 mesi fino all’entrata all’asilo nido. I doposcuola offrono assistenza all’asilo e ai bambini delle scuole durante il periodo di vacanza e sono considerati come un tipo di assistenza supplementare per la scuola. Spesso offrono anche il pranzo. Sia negli asili nido che nei doposcuola il personale professionale si prende cura dei bambini. In questo modo viene garantita un’assistenza professionale.
Ambiente sociale: ci sono altri compagni di giochi e personale di supporto. Cosa viene promosso: i diversi contatti promuovono il comportamento sociale.
Orario di assistenza: a seconda dell’offerta individuale dell’asilo o del doposcuola. Il periodo (comprese le vacanze) può essere chiaramente regolato. Ciò rende le attività facili da pianificare.
Costi: negli asili nido/doposcuola pubblici dipende dal reddito.
Gli svantaggi possono essere: i bambini piccoli e più timidi fanno spesso fatica all’inizio a stare in gruppi più grandi. Inoltre, a seconda delle dimensioni del gruppo, non tutti i bambini possono essere assistiti individualmente. Se il bambino è malato, non deve essere portato all’asilo nido. In questo caso, i genitori hanno bisogno di un’altra soluzione per l’assistenza. In molti asili nido ci sono liste d’attesa.

Assistenza privata da parte di parenti

Offerta/personale: parenti come nonni, amici o vicini non sono di solito educatori formati professionalmente. Quindi il loro metodo educativo è molto diverso e può causare conflitti.
Ambiente sociale: i privati sono solitamente flessibili e danno una mano anche quando il bambino è ammalato.
Cosa viene promosso: il contatto con la persona scelta si rafforza, insieme viene creato un legame. Il sostegno è individuale così come le persone che vengono scelte per questo ruolo.
Orario di assistenza: per lo più molto flessibile.
Costi: a seconda dell’accordo, può risultare una soluzione molto conveniente.

Link consigliati:

www.kibesuisse.ch
www.babysitting24.ch
www.kitaclub.ch

Ribellarsi alla presunta debolezza

Ogni bambino sperimenta negli innumerevoli processi di apprendimento che vive la frustrazione, che può manifestarsi sotto forma di aggressività, rabbia e sfida. Questi sentimenti sono importanti e corretti. I genitori possono imparare a rispondere con calma e in modo rilassato.

Quante volte al giorno i genitori e gli altri educatori dicono a un bambino: “Non essere così arrabbiato!” e cercano di placarlo. Ma ignorano così la sua vera emozione, il che di solito favorisce ancora di più lo sviluppo distruttivo dell’aggressività. Che gli adulti rispondano così spesso all’aggressività con la mancanza di rispetto, è dovuto probabilmente al fatto che la rabbia, l’irascibilità, l’aggressività e anche la sfida sono considerati qualcosa di negativo. Questi sentimenti fanno parte delle emozioni di base, così come l’amore, la gioia e la tristezza. Esprimere queste sensazioni ha senso. L’unica cosa importante è che i bambini possano esercitare la loro aggressività in modo costruttivo. Quindi, come dovrebbero comportarsi in modo corretto i genitori contro la rabbia e l’indignazione dei loro bambini?

Innanzitutto, il bambino ha bisogno di un’accettazione fondamentale di tutti i sentimenti. Questi non sono né buoni né cattivi, ma espressione necessaria e sensata di informazioni rilevanti. Attraverso un feedback calmo e rilassato del tipo “mi rendo conto che sei arrabbiato”, riesci a far capire al piccolo ribelle che stai prendendo sul serio i suoi sentimenti. Molto spesso, questo “sentimento del prendere sul serio” nei bimbi è sufficiente per tornare alla calma. Lo psicologo infantile e giovanile Jesper Juul definisce questo processo un “sano conflitto”. Se i genitori non sopportano di avere il figlio arrabbiato e frustrato, interrompono questo importante processo. Molti genitori vogliono evitare questi sentimenti “negativi” nel bambino al fine di averlo nuovamente felice e contento di fronte a loro. Si arrendono al loro bambino ribelle, anche se sanno che questo non è efficace.

Spesso ha senso fare un passo indietro e aspettare che le onde emotive si appianino un po’, quindi cercare un dialogo sincero con il bambino e provare a comprendere cosa ha causato la sua collera, la sua rabbia o la sua reazione di sfida. Se uno prende le parti, moralizza e incolpa, le avversità del bambino aumenteranno e il suo comportamento diventerà più massiccio. Un bambino può mostrare tutte le emozioni e imparare che non viene giudicato per questo, ma preso sul serio e capito, non è necessario aggravare il suo comportamento per attirare l’attenzione sui bisogni esistenziali. Poiché paradossalmente non è rendere tabù l’aggressività che porta a meno violenza, ma la sua accettazione. Esprimere sentimenti di aggressività appartiene a un repertorio di comportamenti sani delle persone. Solo rendere tabù qualcosa e disprezzarlo porta a varianti distruttive come la violenza. Diamo allora ai bambini nelle relazioni a casa e nella scuola la possibilità di mostrarsi completamente, con il bello, ma anche con i sentimenti dolorosi e demarcatori. Aiutiamoli a distinguere tra ciò che sentono e ciò che fanno, in modo che imparino ad assumersi la responsabilità in relazione a se stessi e agli altri. C’è bisogno di regole, una buona dose di coerenza, una comunicazione amorevole e un atteggiamento calmo e rilassato.

Dormi, bambino dormi...

Il fabbisogno di dormire varia notevolmente ad ogni età. Pertanto, non esiste una regola generale sulla quantità di sonno di cui un bambino ha bisogno ad una determinata età. Quando i bambini crescono, imparano a dormire la notte di fila, ma mostrano più problemi legati al sonno. A cosa bisogna fare attenzione?

Un problema che riguarda molti genitori per mesi o persino anni è il fatto che il loro bambino non voglia dormire da solo. Nel corso del secondo anno di vita egli inizia a percepire coscientemente se stesso come persona e a separarsi dagli altri. Con la comparsa della consapevolezza di sé, quando si sveglia di notte, diventa anche consapevole: io sono solo. Le sue paure di separazione e abbandono variano notevolmente. Ci sono bambini che hanno sin dall'inizio la capacità di calmarsi e di darsi da soli una sensazione di sicurezza. Altri hanno bisogno della vicinanza dei genitori in questi momenti e di notte si intrufolano nel loro lettone. Cosa fare? Forse non ti senti disturbato dalla presenza di tuo figlio. Perché quando tutti si sentono a proprio agio, nulla è sbagliato. Dormire genitori e figli insieme è un'attività ampiamente diffusa in numerose società. Molti genitori non vogliono i loro figli nel proprio letto, ma non hanno nulla in contrario se dormono nella stessa stanza. Un materasso accanto al lettone dei genitori è una soluzione semplice.

Attuare sempre lo stesso rituale del sonno aiuta il bambino mentre si addormenta. I bambini hanno bisogno di attività regolari per aiutarli a orientarsi. Rituali e routine, che segnalano al bambino ciò che avviene successivamente, svolgono un ruolo importante. Gli eventi diventano in questo modo prevedibili e trasmettono quindi sicurezza e senso di protezione. Il rituale del sonno deve condurre il bambino a dormire e se possibile egli dovrebbe addormentarsi senza la presenza dei genitori.

5 suggerimenti per addormentarsi più facilmente

  1. Tranquillizzarsi prima di addormentarsi: fare molto esercizio durante il giorno è buono e favorisce il sonno, perché il bambino poi è davvero stanco.
  2. Assicurati che i giochi selvaggi e il divertimento finiscano al più tardi un'ora prima del sonno e che il bambino si calmi lentamente. Cantagli qualcosa o raccontagli una storia della buonanotte.
  3. La televisione e altri mezzi visivi sono tabù durante l'ultima ora prima di andare a dormire.
  4. Gli animali di peluche, un panno a forma di peluche, ecc. possono essere di grande aiuto per i bambini quando si addormentano. Sono i cosiddetti "oggetti transizionali" che rendono più leggera la separazione serale dai genitori e li sostituiscono.
  5. Evita un disturbatore del sonno esterno come la luce e il rumore, no pasti sontuosi a cena, tra la cena e l'ora di andare a letto dovrebbe trascorrere almeno un'ora, no alle bevande che contengono sostanze eccitanti come la Coca Cola, il tè freddo, ecc. Inoltre, l'appartamento dovrebbe essere il più possibile privo di fumo.

Vale per ogni età: un bambino può solo dormire per quanto tempo ne ha bisogno. Se deve trascorrere più tempo a letto, agisce con resistenza nei preparativi per dormire, mostra problemi di sonno o non riesce a dormire. Con un registro sonno-veglia, che viene attuato per 14 giorni, è possibile determinare le esigenze di sonno personali del tuo bambino. Dopo ogni notte, scrivi quante ore ha dormito il tuo bambino in modo effettivo. Dividi poi le ore di sonno totali per il numero di giorni in cui hai registrato le ore di sonno. L'ora di andare a letto del bambino non deve superare il bisogno di sonno che è stato calcolato.

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Tappe fondamentali nello sviluppo del bimbo

Lattante, neonato, bimbo, bambino: i primi anni di vita sono un momento emozionante e intenso sia per i piccoli che per i genitori! Naturalmente, lo sviluppo sta procedendo anche a passi da gigante – le tappe fondamentali a colpo d’occhio.

«E’ inutile tirare l’erba, tanto non cresce più in fretta». Questo modo di dire proviene dall’Africa ed è un’immagine meravigliosa della serenità africana. Una serenità di cui anche qui i genitori possono fare buon uso per saper trattare i loro figli. Ogni bambino si sviluppa con il proprio ritmo, quindi non ha senso o è persino controproducente voler accelerare i processi di sviluppo. Dai tempo al tuo bambino, il tempo necessario per essere felice e sviluppare la sicurezza di sé. I bambini si sviluppano in modo differente e altrettanto diversamente crescono e sono quindi diversi per dimensioni e peso alla nascita. In media, il peso alla nascita per le bambine è di 3300 grammi e per i bambini di 3500 grammi. Tuttavia, alcuni neonati pesano solo 2500 grammi mentre altri pesano fino a 4500 grammi e oltre. La lunghezza media del corpo dei neonati è di circa 50-52 centimetri. Tuttavia, anche qui ci sono alcuni che hanno 46 e altri già 55 centimetri di altezza. Questa differenza di peso e altezza viene mantenuta o aumenta negli anni successivi. Poiché i bambini sono diversi per dimensioni e peso a qualsiasi età, la crescita può essere adeguatamente valutata solo quando il normale range del peso e della lunghezza vengono presi in considerazione e viene osservato il processo di crescita individuale. Ad esempio, i pediatri possono registrare ciò con le cosiddette curve di crescita, che mostrano la distribuzione della massa corporea in un determinato periodo di età. Dopo il primo anno di vita, i genitori difficilmente si preoccupano della crescita del loro bambino. Hanno smesso di pesare e misurare il loro bambino, perché stanno iniziando a credere che la crescita continuerà come prima. Anche lo sviluppo fisico nel secondo e terzo anno di vita non è più così spettacolare come nel primo, la crescita è più lenta.

Anche lo sviluppo motorio più o meno lieve è essenzialmente un processo di maturazione che si articola in modo diversamente veloce in base al bambino e dura fino alla pubertà. Nei primi mesi di vita, il bambino impara a mantenere la posizione contro la forza di gravità. Nella seconda metà del primo anno di vita il bimbo inizia a muoversi. È importante sapere che una funzione motoria come la camminata libera non viene accelerata attraverso la pratica. Inoltre, non vi è alcuna relazione tra il ritmo dello sviluppo motorio e quello di altre aree di sviluppo. Un bambino che si sviluppa lentamente a livello motorio può essere molto avanzato dal punto di vista della parola e viceversa.

La maggior parte dei bambini passa attraverso l’acquisizione del linguaggio senza difficoltà rilevanti. Tuttavia, fino al 15% non inizia a parlare come previsto all’età di due anni. Circa la metà di loro lascia passare molto tempo, fin quando non pronunciano le prime parole. Nel percorso all’uso della parola, i genitori sono i principali accompagnatori dei figli, perché possono soddisfare la curiosità del bambino e quindi sostenere l’acquisizione del linguaggio attraverso la loro presenza e attenzione. Egli impara e sperimenta che le parole sono rappresentative delle cose del mondo e che può comunicare con altre persone attraverso il linguaggio e fare la differenza.

Un compito importante dei genitori è quello di sostenere il figlio nella ricerca dell’autonomia. Il lavoro autonomo orientato allo sviluppo è un elemento importante per la fiducia in se stesso del bambino. Quindi, tra le altre cose, lo sviluppo socio-emotivo nel corso del secondo anno porta a profondi cambiamenti nel comportamento, ad esempio allo “sviluppo dell’ego”. Il bambino percepisce se stesso e gli altri come persone indipendenti e inizia ad entrare in empatia con i sentimenti altrui e ad immedesimarsi. Inizia a imporre la propria volontà. Se ciò non riesce, esprime il suo disappunto, a seconda del temperamento, attraverso reazioni di sfida di diversi gradi, che appartengono allo sviluppo normale dal secondo al quinto anno di vita. Nel secondo anno di vita i bambini iniziano a diventare indipendenti anche in relazione a certe funzioni corporee: a mangiare e a bere da soli, a indossare e togliere i vestiti, a usare il vasino o andare al bagno ecc.

Libro consigliato:

«Babyjahre», Remo H. Largo, collana PIPER

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Smettere di allattare dolcemente

Lo svezzamento è idealmente un processo che si trascina per mesi. Quindi non solo tu ma anche il tuo bambino può dire addio in modo personale all'allattamento. Se vuoi o devi smettere di allattare velocemente o in un preciso momento, ci sono medicamenti appropriati a ciò.

La raccomandazione ufficiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) consiglia l’allattamento esclusivo nei primi sei mesi di vita. La Società Svizzera di pediatria (SSP) formula le proprie raccomandazioni in modo volutamente aperto e flessibile e afferma: per quanto tempo tuo figlio viene allattato al seno, lo decidi tu. Questo significa che non siete obbligate ad allattare così a lungo, ma potete allattare per tutto il tempo necessario a voi e al vostro bambino. . .
È sempre possibile interrompere l’allattamento: a seconda del momento si può ricorrere a metodi diversi. Se hai deciso di smettere di allattare subito dopo il parto, puoi interrompere il processo di produzione del latte assumendo dei medicamenti prescritti dal medico che ne riducono la produzione. Svantaggio: possibili effetti collaterali poiché la riduzione della produzione di latte non sempre ha l’effetto sperato, involuzione rallentata dell’utero e irreversibilità della decisione. Nel caso dello svezzamento senza nessuna assunzione di medicamenti, il neonato non viene attaccato al seno. Solitamente la produzione di latte ha tuttavia inizio. I seni devono venire alleggeriti dal latte con una pompa tiralatte. Se non si preleva completamente il latte o l'operazione viene effettuata raramente, la produzione diminuisce naturalmente. Questo metodo dà la possibilità di cambiare idea.

Anche smettendo di allattare nel corso dei primi sei mesi dopo il parto, la mamma può decidere se interrompere l’allattamento con o senza medicamenti. Nel caso si interrompa l’allattamento con i medicamenti, è importante impedire un ingorgo mammario applicando impacchi caldi e freddi e togliendo un poco di latte. Interrompere l’allattamento senza l’assunzione di medicamenti dà la possibilità di abituarsi lentamente alla nuova situazione. Le poppate vengono gradualmente ridotte. Il latte materno deve essere sostituito con quello per lattanti. Il processo di interruzione può essere adattato al vostro ritmo e alle esigenze del bambino. L’interruzione parziale può ad es. essere una buona soluzione per le mamme che lavorano. Durante la separazione dovuta al lavoro, il bambino viene nutrito con latte per lattanti, mentre a casa la madre può continuare ad allattare.

Nel caso si smetta di allattare dopo i primi sei mesi si può abbinare, oltre ai metodi descritti sopra, l’introduzione di cibi complementari come sostegno per l’interruzione dell’allattamento. Se in questo periodo desideri smettere di allattare gradualmente, puoi sostituire pian piano le poppate con del cibo complementare. Ciò durerà alcuni mesi perché imparare a mangiare è un processo lento. Se volete accelerare questo processo potete anche dare al bambino del latte per lattanti.

Il processo di interruzione dell’allattamento può essere faticoso per te e tuo figlio. Per questo motivo è importante prenderti tempo a sufficienza. In questa fase le attenzioni amorevoli e il frequente contatto fisico sono ancora più importanti. Qualunque sia il tipo di svezzamento che scegli, in ogni caso è fondamentale in questa fase bere a sufficienza. Soprattutto se decidi di interrompere con dei medicamenti. Un'idratazione 

Fonti/link consigliati: Stillförderung.ch

Introdurre gli alimenti complementari La prima pappina

L’allattamento al seno è così profondo che dopo alcuni mesi il neonato si interessa sempre al cibo. È quindi arrivato il momento di introdurre il cosiddetto alimento complementare.

Se il tuo piccolo spalanca i suoi grandi occhi mentre mangia, sta mostrando che è pronto a provare nuovi cibi! Di norma ciò accade approssimativamente dal 6°/7° mese. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda l’allattamento al seno esclusivo per i primi 6 mesi di vita dei neonati. Successivamente è possibile introdurre gradualmente gli alimenti complementari.

Sono tutti gli alimenti liquidi, semiliquidi e solidi, ad eccezione del latte materno, degli alimenti per lattanti e quelli di proseguimento. Questi includono, ad esempio, colture autoprodotte di latte e cereali, oltre a pappine di verdure e carne, nonché quelle in barattoli prodotte industrialmente. Durante l’introduzione degli alimenti complementari dovrebbe continuare l’allattamento al seno, dal momento che il latte materno integra bene quello complementare, garantendo così un’alimentazione basata sui bisogni nel primo anno di vita. Naturalmente, i bambini allattati al biberon possono anche conoscere gli alimenti complementari a partire da questa età, tuttavia non prima, perché fino a questo momento tutti i neonati sono ancora coinvolti nel processo di maturazione di stomaco, intestino, bile e reni, che porta al metabolismo del cibo complementare. A circa 7 mesi sono in grado di continuare in maniera sana il loro sviluppo grazie ai nutrienti e alle energie aggiuntive. Dai l’alimento complementare al tuo bimbo con il cucchiaio e non come cibo liquido dal biberon o dal bicchiere. Anche le prime esperienze con l’auto-alimentazione fanno parte dell’introduzione del cibo complementare. Dai 7 agli 8 mesi puoi offrire questo alimento come aggiunta al latte materno o al biberon 2 o 3 volte al giorno, dai 9 agli 11 mesi 3 o 4 volte al giorno. All’inizio frulli l’alimento complementare e successivamente, quando arrivano i primi dentini, dovresti dare al tuo bimbo cibo semisolido che, oltre ad esercitarlo nelle prime prove di masticazione, lui può schiacciare tra il palato. Intorno al 10° mese di vita lui può quindi partecipare alla normale cena di famiglia. Le sue porzioni non dovrebbero però essere ancora condite.

Le raccomandazioni per l’introduzione ottimale dell’alimento complementare si basano su un piano alimentare, elaborato dalla Commissione federale per l’alimentazione della Società Svizzera di Nutrizione SSN (si veda il grafico). Molte mamme iniziano con una verdura frullata, ad esempio le carote, come pasto di mezzogiorno. Acquista prodotti bio, così tuo figlio è protetto dalle sostanze nocive: basta cuocere le verdure delicatamente e poi frullarle. Se si è abituato alla sua prima pappina vegetale con una sola verdura alla volta, la tollera bene e gli piace mangiarla, puoi allora arricchirla con un prodotto contenente amido (ad esempio purè di patate o legumi) e un po’ di olio di semi di colza. In un passaggio ulteriore, viene aggiunta la carne finemente tritata. Se tutto va bene, nel passaggio successivo verrà introdotta una pappina di cereali a base di latte, ad es. come pasto aggiuntivo per il pomeriggio o la sera. Come variante, possono essere offerte anche pappine con frutta e cereali.

Dal momento che oggigiorno molti bambini nascono con un maggiore rischio di allergie, dovresti consultare al riguardo il tuo pediatra e, in caso di segnali di una possibile allergia, non dovresti nutrire il tuo bimbo con alcun cibo che possa provocarle. Se stai prendendo in considerazione un’alimentazione vegetariana o vegana per il tuo bambino, dovresti informarti molto bene in anticipo e chiarire esattamente di cosa ha bisogno, in modo che lui possa svilupparsi in modo salutare.